Casa o investimenti finanziari: dove conviene mettere i tuoi risparmi per proteggere il patrimonio

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Mattone e numeri
I concetti più importanti da sapere su casa o investimenti finanziari: dove conviene mettere i tuoi risparmi per proteggere il patrimonio

Tempo di lettura: circa 9 minuti

  • Immobili e investimenti finanziari hanno caratteristiche molto diverse in termini di rendimento, liquidità e rischio: confrontarli richiede un'analisi completa, non solo intuitiva.
  • Il mattone offre stabilità percepita e rendite da locazione, ma comporta costi di acquisto e gestione rilevanti, scarsa liquidità e concentrazione del rischio su un singolo asset.
  • I mercati finanziari permettono diversificazione, liquidità e accesso a opportunità globali, ma richiedono una maggiore tolleranza alla volatilità nel breve periodo.
  • La scelta più efficace per proteggere il patrimonio raramente è "tutto casa" o "tutto finanza": quasi sempre è una combinazione bilanciata, costruita sulla situazione personale di ciascuno.

Quando si accumula una certa disponibilità economica, una delle domande più frequenti è: meglio comprare casa o investire sui mercati finanziari? È una scelta che riguarda molte famiglie italiane, spesso influenzata da convinzioni radicate ("il mattone è sicuro, la borsa è rischiosa") più che da un'analisi concreta.

In realtà, la risposta non è semplice né universale. Entrambe le forme di investimento hanno punti di forza e limiti, che dipendono da variabili molto concrete: la propria situazione patrimoniale, il reddito disponibile, l'orizzonte temporale e gli obiettivi che si vogliono raggiungere (fonte: Banca d'Italia).

Quello che è certo è che, alla fine del 2023, poco più della metà della ricchezza lorda delle famiglie italiane era composta da attività non finanziarie, e in particolare da abitazioni (45%) e immobili non residenziali (5,5%).

Un dato che racconta quanto il "mattone" sia ancora culturalmente e patrimonialmente dominante nel nostro Paese, ma che solleva anche una domanda: questa concentrazione è davvero la scelta più efficace per proteggere e far crescere il patrimonio nel lungo periodo?

L'investimento immobiliare: stabilità, costi e rendimenti reali

L'immobile è da sempre considerato un investimento solido. La proprietà della casa è un obiettivo condiviso da generazioni di famiglie italiane, e il mercato residenziale ha mostrato nel tempo una certa capacità di tenuta del valore.

Tuttavia, per valutare l'investimento immobiliare in modo consapevole, è necessario considerare non solo i potenziali rendimenti, ma anche i costi reali e i limiti strutturali di questa forma di investimento.

Quanto rende davvero un immobile

Il rendimento di un investimento immobiliare si compone di due elementi principali: la rendita da locazione e la rivalutazione del valore nel tempo.

Sul fronte delle locazioni, nel 2025 il rendimento medio di un bilocale di 65 mq nelle grandi città italiane si è attestato intorno al 5,8% annuo lordo, con punte fino al 7,5% in città come Genova. Un rendimento che può sembrare interessante, ma che va valutato prima di tutto al netto dei costi e della tassazione.

Per quanto riguarda la rivalutazione dell'immobile, nelle grandi città italiane dal 1998 a oggi i prezzi mostrano differenze marcate: Milano registra una crescita del 143,7%, Napoli dell'86,7%, Firenze dell'86,5%. Si tratta tuttavia di dati riferiti ai mercati più dinamici del Paese, e non rappresentano la situazione media di molte aree italiane, dove i prezzi hanno subito contrazioni nel lungo periodo.

Sul fronte della domanda di acquisto per investimento, nel primo semestre 2025 il 18% delle compravendite immobiliari in Italia è stato effettuato a scopo di investimento, un dato in lieve calo rispetto all'anno precedente, che riflette una maggiore selettività da parte degli investitori (fonte: Capitalist).

I costi che pesano sul rendimento reale

Un elemento spesso sottovalutato nell'analisi dell'investimento immobiliare riguarda i costi complessivi di acquisto e gestione. Prima ancora di considerare il rendimento, è opportuno avere un quadro chiaro di quanto pesa finanziariamente l'investimento nel mattone.

Tra le principali voci di spesa da considerare rientrano:

  • costi di acquisto: per l'acquisto della prima casa le spese notarili oscillano tra 1.500 e 3.000 euro, a cui si aggiungono imposta di registro, imposta ipotecaria e imposta catastale; per le seconde case i costi fiscali sono sensibilmente più elevati;
  • IMU: l'aliquota IMU non può superare il 10,6 per mille ed è decisa dal Comune dove è situato l'immobile; l'abitazione principale è esclusa dall'IMU con le sue pertinenze;
  • tassazione dei canoni: i redditi da locazione sono soggetti a cedolare secca al 21% (o al 10% con canone concordato), oltre alle spese di manutenzione, alle spese condominiali e alle assicurazioni;
  • spese di manutenzione ordinaria e straordinaria: interventi periodici che incidono in modo significativo sul rendimento netto effettivo;
  • illiquidità: la difficoltà di trasformare rapidamente l'immobile in liquidità è un costo indiretto che si manifesta in modo evidente nelle situazioni di urgenza.

Tenendo conto di questi elementi, il rendimento netto reale di un immobile da locazione si riduce in modo considerevole rispetto al dato lordo, e in molti mercati periferici può risultare inferiore alle aspettative iniziali.

EXTRA TIP

Calcola sempre il rendimento netto, non quello lordo

Il rendimento lordo è solo il punto di partenza. Per valutare davvero la convenienza di un investimento immobiliare, è necessario sottrarre: tassazione sui canoni, IMU, spese condominiali, costi di manutenzione e i periodi in cui l'immobile rimane sfitto. In molti casi il rendimento netto si abbassa significativamente rispetto al dato nominale.

Gli investimenti finanziari: rendimenti, diversificazione e flessibilità

Accanto al mattone, i mercati finanziari offrono un insieme di strumenti molto più ampio e diversificato: azioni, obbligazioni, fondi d'investimento, ETF e altri prodotti permettono di costruire portafogli calibrati su obiettivi e profili di rischio differenti.

I rendimenti storici nel lungo periodo

Sul fronte dei rendimenti di lungo periodo, i mercati finanziari globali hanno mostrato performance rilevanti nel tempo. Storicamente, le azioni globali hanno premiato gli investitori pazienti con una crescita reale del 4-5% all'anno, al netto dell'inflazione e dei costi, mentre l'indice MSCI World ha reso circa il 7-9% all'anno prima dell'inflazione su orizzonti di lungo periodo.

È importante sottolineare che questi dati si riferiscono a portafogli diversificati e a orizzonti temporali di almeno 10-15 anni. Se si vuole investire in azioni, un orizzonte temporale di almeno 10-15 anni ha mostrato, in passato, di essere la strategia più efficace per attenuare i rischi di periodi negativi e beneficiare dei possibili trend di crescita.

La volatilità nel breve periodo è una caratteristica strutturale dei mercati finanziari: va accettata e gestita nell'ambito di una strategia consapevole, non interpretata come un segnale di rischio assoluto.

I vantaggi distintivi degli investimenti finanziari

Rispetto all'immobiliare, gli strumenti finanziari presentano alcune caratteristiche che possono risultare decisive nella costruzione di un patrimonio equilibrato:

  • liquidità: un portafoglio finanziario può essere liquidato in tempi rapidi, a differenza di un immobile che richiede mesi per essere venduto;
  • diversificazione: con importi anche contenuti è possibile investire su mercati geografici e settori molto diversi tra loro, riducendo il rischio concentrato su un singolo asset;
  • accessibilità: è possibile iniziare a investire con capitali ridotti e incrementare gradualmente l'esposizione nel tempo;
  • trasparenza: i mercati finanziari regolamentati offrono prezzi in tempo reale e informazioni accessibili;
  • flessibilità: è possibile adattare la composizione del portafoglio alle diverse fasi della vita e alle variazioni degli obiettivi personali.

EXTRA TIP

Volatilità non è sinonimo di rischio permanente

Molte persone evitano i mercati finanziari per paura della volatilità. È una preoccupazione comprensibile, ma va contestualizzata: la volatilità è la variazione del valore nel breve periodo, non la perdita definitiva del capitale. Con un orizzonte temporale adeguato e un portafoglio diversificato, la volatilità tende a ridursi e i rendimenti storici mostrano una tendenza positiva nel lungo periodo.

La bilancia del patrimonio

Il rischio che gli italiani spesso sottovalutano: la concentrazione patrimoniale

Uno degli elementi più rilevanti in questo confronto riguarda la struttura complessiva del patrimonio. Molte famiglie italiane si trovano in una situazione di forte concentrazione: gran parte del patrimonio è investita in uno o pochi immobili, con poca o nulla diversificazione verso asset finanziari.

Il principale rischio della maggior parte dei patrimoni italiani non è una cattiva selezione di strumenti finanziari, ma piuttosto la concentrazione eccessiva su una o due asset class.

La famiglia che ha il novanta per cento del patrimonio in immobili è esposta a un singolo rischio sistemico: una crisi del mercato immobiliare locale, una pressione fiscale crescente o l'invecchiamento del patrimonio edilizio in zone in declino demografico sono tutti scenari che possono erodere significativamente il valore patrimoniale senza che la famiglia abbia strumenti finanziari liquidi per compensare.

Il rischio reale non sta solo in quanto immobiliare si possiede, ma in come è costruito quel peso: quanta liquidità si lascia fuori, quanto si dipende da un solo asset, quanta leva si sopporta e quanto margine rimane per reagire a un imprevisto.

Questo non significa che l'investimento immobiliare sia sbagliato, ma che deve essere inserito in una visione d'insieme, valutando come si integra con il resto del patrimonio e con le esigenze reali della famiglia nel tempo.

Quando può essere più indicato l'immobile e quando gli strumenti finanziari

Non esiste una risposta valida per tutti. La scelta tra immobile e investimenti finanziari, o meglio, tra le diverse proporzioni con cui combinarli, dipende da una serie di variabili personali che è opportuno analizzare con attenzione.

Situazioni in cui l'investimento immobiliare può avere senso

L'acquisto di un immobile a scopo di investimento può risultare coerente con determinati obiettivi patrimoniali, in presenza di alcune condizioni:

  • mercato selezionato: l'investimento immobiliare premia soprattutto nelle aree con alta domanda di locazione, presenza universitaria o poli lavorativi, e prospettive demografiche positive;
  • orizzonte temporale lungo: il mattone esprime il suo potenziale su archi temporali di almeno 10-15 anni;
  • patrimonio già diversificato: l'immobile da reddito ha senso quando non rappresenta l'unica o la principale forma di investimento;
  • capacità di gestione: la proprietà immobiliare richiede tempo, attenzione e disponibilità a sostenere costi imprevisti di manutenzione.

Situazioni in cui gli investimenti finanziari possono essere più adatti

Gli strumenti finanziari possono rispondere meglio alle esigenze di chi:

  • ha capitali contenuti: per diversificare su immobili sarebbero necessari patrimoni molto elevati; con la finanza è possibile farlo anche con importi ridotti;
  • ha bisogno di flessibilità: chi attraversa fasi di vita con incertezze reddituali o spese importanti all'orizzonte ha bisogno di liquidità accessibile;
  • ha già un'esposizione immobiliare significativa: chi possiede già la casa in cui abita e magari un altro immobile può avere interesse a bilanciare il patrimonio con asset finanziari;
  • preferisce non occuparsi della gestione: gli investimenti finanziari non richiedono la gestione operativa di un bene fisico.

Il ruolo della consulenza patrimoniale nella scelta

La domanda "casa o finanza?" è in realtà una semplificazione. La domanda più utile è: qual è la composizione del mio patrimonio oggi e come posso renderla più equilibrata, resiliente e coerente con i miei obiettivi?

Un'asset allocation equilibrata si divide fra asset immobiliare, finanziario, aziendale e altre componenti, comportando una maggiore diversificazione e di conseguenza una volatilità del patrimonio nel tempo più contenuta.

Un consulente patrimoniale può aiutare a costruire questa visione d'insieme: analizzare la composizione attuale del patrimonio, identificare le aree di concentrazione e rischio, e definire una strategia che integri le diverse forme di investimento in modo coerente con la situazione della famiglia e con i suoi obiettivi di lungo periodo.

La questione non è scegliere tra mattone e mercati, ma capire come bilanciare entrambi all'interno di una pianificazione che tuteli la stabilità economica nel tempo.

Come orientarsi nella scelta tra casa e investimenti finanziari

Immobili e strumenti finanziari non sono alternativi: sono complementari. Ognuno ha caratteristiche, rendimenti e rischi diversi che, se combinati con criterio, possono contribuire a costruire un patrimonio più solido e meno vulnerabile agli imprevisti.

La scelta non dipende solo dai rendimenti, ma dalla propria situazione personale, dall'orizzonte temporale, dalla necessità di liquidità e dall'equilibrio complessivo del patrimonio. Affrontare questa valutazione con il supporto di un esperto può fare la differenza tra una scelta intuitiva e una scelta consapevole.

Domande frequenti sulla scelta tra investire su una casa o sui mercati finanziari

Conviene di più comprare casa o investire in borsa?

Non esiste una risposta universale. Il rendimento di un investimento immobiliare dipende da molti fattori: la città, la tipologia dell'immobile, i costi di gestione e la tassazione applicata. Allo stesso modo, il rendimento di un portafoglio finanziario varia in base alla composizione, all'orizzonte temporale e al profilo di rischio. Il confronto va fatto in modo completo, considerando non solo i rendimenti lordi ma anche costi, liquidità e concentrazione del rischio su ciascuna delle due forme di investimento.

Quali sono i principali rischi dell'investimento immobiliare?

I rischi principali includono: la scarsa liquidità (vendere un immobile richiede tempo e costi), la concentrazione del rischio su un singolo asset o mercato locale, i costi di manutenzione imprevisti, le variazioni fiscali e il rischio demografico legato all'andamento della domanda nelle diverse aree geografiche.

Quali sono i principali rischi degli investimenti finanziari?

Il rischio più percepito è la volatilità nel breve periodo, cioè la variazione del valore del portafoglio nel tempo. Su orizzonti lunghi e con adeguata diversificazione, la volatilità tende a ridursi. Il rischio principale è investire senza un orizzonte temporale definito o senza una strategia coerente con i propri obiettivi.

Quanti anni bisogna tenere un investimento finanziario per ridurre il rischio?

In linea generale, un orizzonte temporale di almeno 10-15 anni è considerato adeguato per investimenti azionari diversificati, poiché consente di attenuare l'impatto dei cicli negativi di breve periodo e di beneficiare della crescita strutturale dei mercati nel lungo termine.

È meglio comprare casa se si ha già un mutuo in corso?

Un mutuo in corso riduce la capacità di indebitamento per eventuali nuovi acquisti e impegna risorse finanziarie mensili. In questa situazione, può essere opportuno valutare forme di investimento finanziario più flessibili, che non richiedano ulteriore esposizione al credito o concentrazione sul settore immobiliare.

Come si calcola il rendimento netto di un immobile affittato?

Il rendimento netto si ottiene partendo dal canone annuo lordo e sottraendo: tassazione (cedolare secca o IRPEF), IMU se applicabile, spese condominiali a carico del proprietario, costi di manutenzione ordinaria e straordinaria, eventuali periodi di sfitto. Il risultato va poi rapportato al valore totale dell'investimento, inclusi i costi di acquisto.

Cosa si intende per concentrazione del rischio patrimoniale?

Si parla di concentrazione del rischio quando la grande parte del patrimonio è investita in una sola forma di asset, come accade per molte famiglie italiane che detengono la quasi totalità della ricchezza in immobili. In questo caso, eventi negativi localizzati, come il calo dei prezzi in una determinata area o variazioni fiscali sugli immobili, possono incidere significativamente sull'intero patrimonio senza possibilità di compensazione.

Qual è la quota ideale di immobiliare nel patrimonio complessivo?

Non esiste una percentuale valida per tutti: dipende dall'età, dal reddito, dalla liquidità disponibile e dagli obiettivi personali. In linea generale, una gestione patrimoniale equilibrata prevede una diversificazione tra asset immobiliari, finanziari e altre componenti, calibrata sulla situazione specifica della famiglia. Un consulente patrimoniale può aiutare a identificare la proporzione più coerente con il proprio profilo.

Come può aiutare un consulente patrimoniale nella scelta tra immobili e finanza?

Un consulente patrimoniale analizza la composizione complessiva del patrimonio, identifica le aree di concentrazione e rischio, e aiuta a costruire una strategia equilibrata che integri le diverse forme di investimento in modo coerente con gli obiettivi di lungo periodo della famiglia. La scelta non è mai solo tra casa e finanza: è una questione di equilibrio complessivo.

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